Foto di @Jtorquy
Ad ognuno la sua ricetta
E dunque non esiste, di fatto, un’unica ricetta. Lungo la costa dell’Adriatico il brodetto di pesce si prepara in tante varianti diverse quanti sono i porti che si incontrano. Come con i nomi, le ricette sono simili e al tempo stesso diverse fra loro, che lo si chiami broeto come in Veneto, u’ bredette alla molisana, lu vredòtte alla giuliese o brudèt ad pès come in Romagna. E poi, si sa, le differenze esistono anche all’interno dello stesso territorio, e finanche da casa a casa, legate alle tradizioni famigliari. C’è chi usa l’aglio e chi la cipolla; chi i pomodori freschi a pezzi e chi il concentrato di pomodoro; chi sfuma col vino e chi con l’aceto e chi preferisce aggiungere il limone alla fine. Sempre e comunque ricco di pesci, crostacei e cefalopodi, non necessariamente costosi ma rigorosamente freschissimi.
Le regioni si contendono la paternità e i paesi si sfidano a colpi di varianti: a Trieste, ad esempio, si usano pesce misto e crostacei immersi nel pomodoro e sfumati nel vino mentre a Grado il boreto, è rigorosamente bianco e si può preparare anche con un’unica varietà di pesce accompagnata da polenta. Quello che fanno a Comacchio è a base di anguille, e anche nelle Marche si trovano tante varianti: quello di Porto Recanati, ad esempio, è fatto con lo zafferano selvatico; quello di Porto San Giorgio invece è piccante. E, se in Romagna non è brodetto senza la gallinella di mare, nelle Marche questo pesce è sostituito dal San Pietro. Insomma, ce n’è per tutti i gusti!
Se ci spostiamo in Abruzzo, poi, è accesissima la rivalità tra cultori del brodetto alla pescarese, con aggiunta di peperone dolce secco, e i puristi del brodetto alla vastese, caratterizzato dall’assenza di soffritto e dall’aggiunta del peperone verde fresco. Ricette analoghe, di origine veneziana o veneta, si possono trovare nelle tradizioni culinarie dell’Istria, del Carnaro, della Dalmazia, dell’Albania e in Grecia. A Corfù ade esempio viene preparato un piatto simile chiamato bourdeto.
La ricetta più antica
Secondo gli abitanti di Ancona la loro ricetta è quella più antica, anche se non vi siano documenti che possano confermare tale affermazione. Sicuramente, però, quello all’anconetana è un brodetto rimasto immutato per lungo tempo e, come tale, possiamo definirlo una sorta di “spartiacque” tra nord e sud dove la differenza sostanziale sta nell’introduzione dell’aceto di cui si ha poca traccia dalla Romagna in su. Tredici devono essere, tradizionalmente, le varietà di pesce presenti nel brodetto, poiché antiche credenze vogliono che 13 sia il numero portafortuna dei pescatori. Esso dev’essere denso, corposo e accompagnato da fettine di pane tostato.
Documenti risalenti ai primi del Novecento, invece, rendono di fatto quella di Porto Recanati una tra le ricette attestate per prima, in tempi moderni. Qui la tradizione esige da nove a undici varietà di pesce tra seppia, merluzzo, gallinella, palombo, pesce prete, scorfano, tracina, razza, cicala, coda di rospo, triglia sogliole e pesce San Pietro. Anche qui, come del resto in Abruzzo, il brodetto è servito con bruschette di pane.
Possiamo probabilmente dire che il brodetto è la ricetta più amata e celebrata della gastronomia marinara adriatica, la più rappresentativa e anche la più contesa e reinterpretata. Il brodetto racchiude il mare, ha un gusto ricco e complesso, d’insieme, è una vera somma di sapori. Il brodetto è come il mare: unico e al tempo stesso ricchissimo!